L’importanza dell’autoallungamento

Il primo principio dell’ipopressiva: l’autoallungamento

Bentornata sul mio blog! Nello scorso articolo ho parlato della ginnastica ipopressiva in generale, fornendo una panoramica sulle sue origini, i pilastri su cui si fonda e i suoi numerosi benefici. Oggi, invece, voglio entrare un po’ più nel vivo della pratica e raccontarti il principio portante della ginnastica ipopressiva: l’autoallungamento assiale.

Vediamo insieme di cosa si tratta!

Cos’è l’autoallungamento assiale?

L’autoallungamento, detto anche allungamento assiale, è il primo principio su cui si fonda la ginnastica ipopressiva.

Si tratta di un’attivazione costante che percorre tutto il corpo dall’interno, come se una forza gentile ci allungasse contemporaneamente in tutte le direzioni: verso l’alto e verso il basso, da un lato all’altro, da una mano all’altra. Non è quindi un semplice allungamento verticale contro gravità, ma un’espansione tridimensionale nello spazio – che cambia forma a seconda della posizione assunta, ma non smette mai di essere presente.

Questo tipo di attivazione si riscontra anche in un’altra disciplina molto amata, ovvero il pilates. Entrambe le pratiche partono infatti dall’idea che il corpo, per muoversi bene, abbia bisogno prima di tutto di creare spazio e di ridurre le compressioni inutili.

Non a caso, chi pratica pilates da tempo spesso si avvicina all’ipopressiva con una certa naturalezza: il principio di base risuona familiare, anche se i meccanismi e gli obiettivi delle due discipline rimangono distinti.

A cosa serve?

Lavorare in autoallungamento costante ha due effetti principali:

  • Il primo è ridurre il carico gravitazionale. Quando ci allunghiamo attivamente in tutte le direzioni (non solo verso l’alto, ma lungo tutti gli assi del corpo) alleggeriamo la colonna vertebrale e distribuiamo meglio le forze che agiscono su di essa ogni giorno;
  • Il secondo è l’attivazione della muscolatura profonda. Questo tipo di lavoro è silenzioso ma potentissimo, poiché attiva tutta quella muscolatura profonda che ha il compito di mantenerci in postura. Un lavoro che avviene dunque in modo quasi automatico, senza sforzo percepito, ma con effetti tangibili sul benessere quotidiano.

Una postura migliore si traduce in numerosi vantaggi: meno tensioni, meno fastidi, meno dolori. Un benessere generale che si costruisce lezione dopo lezione, gesto dopo gesto.

Una curiosità: il fattore tempo

Il pilates nasce nel 1870, mentre l’ipopressiva è molto più recente: vede la luce solo nel 1970. E non si tratta di un dettaglio irrilevante, poiché durante questo secolo di distanza la ricerca sul corpo umano ha fatto passi enormi. Ecco perché l’ipopressiva porta con sé tutto un patrimonio di conoscenze più recenti, integrando ciò che abbiamo imparato sul sistema nervoso, sulla postura e sull’unità mente-corpo.

In questo senso, le due discipline si completano: il pilates ha aperto la strada a un modo di muoversi più consapevole, e l’ipopressiva ha continuato a scavare in profondità, portando quella consapevolezza a un livello ancora più sottile.

Come si pratica?

L’autoallungamento non è una posizione statica da assumere una volta sola: parliamo invece di una qualità del movimento che si mantiene durante tutta la pratica. Ogni esercizio, ogni respirazione, ogni postura della ginnastica ipopressiva si costruisce a partire da questo allungamento di base.

Se sei curiosa di vederlo in azione, ti invito a seguirmi su Instagram – mi trovi come @selenematera e a visitare Spazio Movy, la mia scuola online. Qui puoi scoprire le diverse lezioni e praticare con me a qualsiasi ora, ovunque tu voglia.

A presto!

Selene

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